La grangia cistercense: frammenti di Medioevo a Bulgarograsso

30Mar

La grangia cistercense: frammenti di Medioevo a Bulgarograsso

Alcune testimonianze del Medioevo comasco sono ancora poco conosciute e nascoste, ma hanno molto da raccontarci. Oggi analizzeremo il caso della grangia cistercense di Bulgarograsso.

Cos’è una grangia?

Questo termine indica le strutture medievali che, grazie ad alcuni ordini monastici, si diffusero in Europa per gestire le risorse agricole.

Una grangia era formata da vasti appezzamenti di terreno che ruotavano attorno a un insediamento con  magazzini, stalle e strutture destinate alla produzione, agricola e non.

Ma procediamo con ordine.

 

Abbazia cirstercense Acquafredda

L’abbazia dell’Acquafredda di Lenno.

La nostra storia inizia nel 1142, quindici anni dopo la sconfitta di  Como nella decennale guerra contro Milano, un periodo difficile per il capoluogo lariano.

È in questa data che i monaci cistercensi di Morimondo (Mi) ricevettero, da Atto Peregrino d’Isola, alcuni terreni, nei pressi di Lenno, sui quali fondarono l’abbazia dell’Acquafredda.

Ben presto, i monaci dovettero attivarsi per procurare quanto necessario all’autosufficienza.

Vi riuscirono grazie alle relazioni con gli abitanti della Pieve d’Isola, fondando una prima grangia a Delebio, in Valtellina.

 

strutture di servizio accanto alla abbazia

La grangia di Bulgarograsso nelle fonti scritte.

Ma la grangia di Bulgarograsso? Quando e come riuscirono a costruirla? Per ora, i documenti sono avari nel fornire risposte.
Possiamo supporre che i terreni di Bulgarograsso derivarono da donazioni e da abili operazioni economiche.

Certo è che l’abbazia aveva proprietà a Burgari, in Pieve di Appiano, almeno dal 1187. L’abbazia, cominciò a riscuotere le decime nella stessa pieve almeno dal 1195. Nel novembre 1283 l’abbazia ottenne pieno controllo sulle terre di Bulgarograsso.

Al suono della campana, come consuetudine, fu convocata un’assemblea pubblica durante la quale venne “ceduto” all’abate il diritto di nominare gli ufficiali comunali.

Nel 1335 le derrate provenienti da Bulgarograsso erano tax free. L’abbazia dell’ Acquafredda venne esentata dal dazio sulle merci che convogliava a Como e che, dalle case possedute nel borgo di Coloniola, imbarcava verso Lenno.

 

edifici del borgo di coloniola

Le tracce archeologiche.

Fin qui è quanto ci raccontano le fonti scritte. Concretamente oggi cosa rimane della grangia?

Sulla cima di una collina a oriente del torrente Lura, accanto alla chiesetta che apparteneva all’abbazia dell’Acquafredda, gli archeologi hanno rintracciato alcune murature medievali tra le strutture della Cascina Sant’Anna.

È stato riconosciuto un edificio quadrangolare, a due piani, per il quale i costruttori impiegarono estrema cura. L’arco d’ingresso fu realizzato utilizzando laterizi appositamente foggiati.

Le murature in ciottoli, spesse un metro, vennero ricoperte con uno strato di malta sul quale furono tracciati dei solchi a imitazione di pietre squadrate.

Un secondo ambiente, totalmente costruito in pietra, conserva solo la parete con l’arco d’ingresso e una monofora strombata al piano superiore.

In base a confronti con altre grange, è ipotizzabile un uso “rappresentativo” del primo edificio e una destinazione operativa per il secondo.

 

portale interno della grangia

La chiesa della grangia e il “castello”.

Ma c’è di più.
La chiesetta della grangia, oggi dedicata a Sant’Anna, viene citata nei documenti antichi con la precedente dedicazione di “S. Maria del Castello”.

Questo sarebbe un titolo fortemente indicativo circa l’esistenza di una fortificazione.

Un piccolo frammento murario suggerirebbe la presenza di strutture più antiche. Per ora non è dato sapere oltre.

Solo scavi archeologici sulla collina potranno dare risposta alle tante domande che ancora circondano la grangia di Bulgarograsso.

chiesa accanto ai resti della grangia

 

di Marco Biraghi

Link e riferimenti:
  • Biraghi M. 2015, Bulgarograsso e l’Abbazia cistercense dell’Acquafredda di Lenno: le tracce materiali della grangia, “Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como”, 197, p. 134 – 160.
  • Grillo P. 2008, La costruzione di un rapporto: Santa Maria dell’Acquafredda e Como, in Grillo P. Monaci e città.  Comuni urbani e abbazie cistercensi nell’Italia nord-occidentale (secoli XII-XIV), p. 47-84.
  • Monneret de Villard U. 1914, L’Isola Comacina. Ricerche storiche ed archeologiche, “Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como”, 70, pp. 2 – 243.
  • Pezzola R. 2015, Le carte dell’archivio di Acquafredda di Lenno, Diocesi di Como (1011-1200), Insubria University Press, Fonti, 10.

Per l’edizione digitale dei documenti archivistici dell’abbazia dell’Acquafredda di Lenno:

http://www.lombardiabeniculturali.it/cdlm/edizioni/co/lenno-smaria/

Per il borgo di Coloniola:

https://www.archeologicacomo.com/le-mura-di-como-capitolo-3-le-difese-settentrionali/

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