Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – parte 4

17Giu

Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – parte 4

Di Jo Taiana.

Alla ricerca di storie, usi e costumi – parte quarta

Riprendiamo il nostro giro del quartiere ebraico, e arriviamo sulla piazza dove si trova la sinagoga.

Sinagoga non è una parola ebraica, deriva infatti dal greco e significa letteralmente:

«luogo dove ci si riunisce».

In ebraico si dice bet ha-midrash (casa di studio), oppure bet ha-knesset (casa di riunione).

 

La sinagoga della Hurva

 

Nella sinagoga, le uniche decorazioni sono in forme geometriche: fiori o riccioli, niente figure umane.

La pianta della maggior parte di queste costruzioni è quella di una basilica a tre navate.

La struttura viene orientata in modo che i fedeli, in conformità al principio contenuto nella Bibbia, recitino le preghiere rivolti verso Gerusalemme.
Tale pianta e orientamento sono stati mantenuti anche nelle sinagoghe costruite nel Medioevo.

La struttura della Hurva di Gerusalemme, ha un piano terreno per gli uomini che si incontrano per studiare, discutere, ascoltare (qui sono strettamente ortodossi).

Al piano soprastante vi è il matroneo per le donne e una bellissima terrazza che domina tutta Gerusalemme, alla quale si accede anche con ascensore.

L’organizzazione dello spazio interno delle sale di preghiera, ha invece subito modificazioni nel corso dei secoli.

 

 

L’arca della Torah

 

L’ arca-armadio (aròn hakkodeš), contiene i rotoli delle Sacre Scritture o Torah. Essa è incastrata nella parete orientale che guarda verso Gerusalemme.

Contiene più rotoli, i cinque del Pentateuco, quello dei Profeti ed altri scritti.
Sono i tre rotoli che vengono proclamati il sabato mattina.

Sopra l’aròn Hakkodesh, cioè l’armadio sacro, vengono sempre raffigurate le tavole della Legge che Dio diede a Mosé.
Si apre la tendina, e dentro ci sono diversi rotoli avvolti in una custodia di stoffa, con campanelle e corone.
Più sono decorate e più si rende onore alla Torah, chiamata anche La Regina.

 

 

Le sacre scritture

 

La Torah, una volta aperta ha un altro piccolo laccio, che permette  di srotolare il tutto.

Non si tocca mai direttamente con le mani, ma si prende con le maniglie laterali del rotolo.
Per tenere il segno durante la lettura, si utilizza una manina solitamente d’argento con l’indice teso.

La Torah è molto difficile da interpretare, perché gli scritti non contengono vocali.
Si può baciare ma non direttamente, occorre interporre qualcosa come un libro di preghiere o i teffilin per gli uomini. Ciò deriva da una tradizione giudaica antichissima, secondo la quale il libro è sacro, è presenza di Dio che si manifesta nella proclamazione della,liturgia sinagogale, e quindi non si tocca.
 
L’armadio sacro della Hurva è imponente, forse c’è una scala interna per salire a depositare o prendere i rotoli. Normalmente gli armadi sono più piccoli e bassi.

Sopra questo campeggia una scritta in ebraico: “Se ti dimentico Gerusalemme, si paralizzi la mia destra”, questa frase la si legge su vari souvenir e fa parte dei Salmi:
 

Salmi 137:5-7
5 Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
6 mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia…

 
Vengono sempre riportati i dieci comandamenti, ma ci possono anche essere altri scritti presi dalla Bibbia, che ricordano quanto è preziosa la parola di Dio: Luce del mio cammino, Lampada dei miei passi la tua parola.

Sono scelte libere, ma sempre ci devono essere le tavole della Legge, scritte in lettere dorate: Io sono il Signore Dio tuo, ecc…
 
Il pulpito del lettore (ammùd), gli sta di fronte, al centro della sala o al capo opposto, sopra una piattaforma leggermente alzata (bimàh).

Sopra l’aron è posta una luce sempre accesa, il ner tamìd, ossia la “lampada eterna”. Questa lampada ricorda la Menorah del Tempio a Gerusalemme, la quale rimase miracolosamente accesa per otto giorni, nonostante la sconsacrazione dei saccheggiatori Seleucidi.
Ai quattro angoli della Hurva, sono raffigurati i luoghi santi del giudaismo: Hebron, e le tombe dei profeti.

 

 

La scuola dell’ebraismo

 

La sinagoga in genere, è anche una scuola.

Chi vuole intraprendere la professione di rabbino, deve sapere a memoria pagina per pagina.

Ci si confronta a vicenda, ci si domanda per esempio quale è il nome del rabbino che è citato nella tal riga, ecc.

Solitamente si studia in coppia, mai da soli, dato che è prevista una discussione.

Si gareggia su chi ricorda di più o su chi sa dare nuove interpretazioni ai testi.

Si fanno gli esami, con test di domande chiuse. Non tutti diventeranno rabbini, ma tutti avranno un ruolo nella società. .
 
In questo caso siamo tra ultra ortodossi, che mai accetteranno che una donna studi.

 

 

Pregare  in ogni dove

 

Non ci sono tante sinagoghe nella città murata, forse due o tre, perché il quartiere ebraico è piccolo, però ci potrebbero essere delle piccole sinagoghe nascoste sotto le case.

Anche accanto all’area del muro del pianto, sotto la galleria a sinistra dalla parte degli uomini, ci sono tante piccole sinagoghe una accanto all’altra. Saranno almeno una ventina, le donne però non vi possono accedere.

Ogni sinagoga deve avere un armadio sacro.
Bastano dieci persone per formare una sinagoga, chi non trova posto per pregare di sabato può andare in una di queste piccole nicchie sotto l’arco di Wilson.
I posti non sono molti quindi si prega dove si può, anche negli scantinati.

La Liturgia del venerdì non è la proclamazione della parola, solo al sabato mattina vi è la vera Liturgia, che può durare anche tre ore.

Continua…

 

One thought on “Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – parte 4

  1. Il racconto di Jo Taiana è ,come i precedenti, molto chiaro e conciso, i periodi brevi del discorso e delle descrizioni permettono di memorizzare e fotografare ciò che Jo Taiana racconta e documenta.
    Invito Jo Taiana a continuare la sua scrittura così piacevolmente scorrevole.

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