Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 2

23Apr

Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 2

Alla ricerca di storie, usi e costumi – parte seconda

La Basilica di Santa Maria la Nea

 

Pochi passi dentro la porta di Sion.
Prima della grande piazza-parcheggio, nel prato dell’Ha Tkuma Garden, a destra sotto la strada,  ci sono i due pilastri dell’abside della Nea, che quasi nessuno riconosce più.

I pilastri ci fanno capire l’imponenza di questa chiesa.
Santa Maria la Nea era una chiesa eretta a Gerusalemme dall’imperatore bizantino Giustiniano I (527-565), come la successiva Nea Ekklesia a Costantinopoli.
La chiesa fu completata nel 543 ma fu gravemente danneggiata e distrutta durante la conquista persiana della città nel 614. Le rovine furono usate come fonte di materiale da costruzione per altri scopi dagli arabi Omayyadi pochi decenni dopo.   

Era la basilica più grande in tutta la Terra Santa, anche più grande del Santo Sepolcro. Oggi si estende sotto tutto l’attuale parcheggio presente sul luogo.
Fra i primi cristiani che avevano conosciuto Maria e vissuto con lei per anni, prima della sua morte, fu il desiderio di dedicare a lei la chiesa più importante.  Questa è l’ultima parte dell’antica costruzione, con dei contrafforti di muro, mentre la parte bizantina è stata ricoperta dal parcheggio.

Nella stessa area, doveva esserci già una costruzione più antica quando, nel 521, l’imperatore Giustiniano stanziò fondi per la costruzione. Una descrizione della chiesa ne fece Procopio, storico del VI secolo che scrisse nel suo De Aedificiis:

“…a Gerusalemme [Giustiniano] dedicò alla Madre di Dio un santuario con il quale nessun altro può essere paragonato.”

 

La chiesa sul Monte Sion

 

La Nea era situata sul Monte Sion, la collina più alta della città, vicino alla Chiesa dei Santi Apostoli (costruita nel 347) e alla Basilica di Hagia Sion/Santa Sion, (costruita nel 390). L’architetto Theodoros dovette sostenere la parte sud-orientale della collina con materiale di riporto, per poter realizzare questa enorme chiesa. Durante gli scavi, in una cisterna sotterranea a volta,  fu trovata una  tavoletta che data  l’edificio al 543.

Ci si è chiesto come mai Giustiniano volesse una chiesa sopra un’altura, a causa della limitata accessibilità, però le cime tradizionalmente avevano anche un significato religioso, come attestano i numerosi racconti condivisi da ebraismo, cristianesimo e islam.

La  Nea era un edificio complesso. Sebbene la struttura longitudinale fosse una tipologia relativamente comune, per le chiese del VI secolo in Palestina.
Non è chiaro se la navata della Nea avesse tre o cinque navate. A causa delle dimensioni della chiesa senza precedenti (circa 100 m di lunghezza per 52 m di larghezza), gli archeologi concordano che, mentre solo due file delle colonne interne sono state scoperte, sarebbero state probabilmente necessarie altre due file per supportare adeguatamente la struttura del tetto.

Le Strutture della Nea e il suo scopo

 

Questa grande basilica nota allora come la più grande in Palestina, comprendeva anche un monastero, un ostello e un ospedale, come attestato da Antonino di Piacenza, che visitò la basilica di Santa Maria nel 570.

“…con la sua grande congregazione di monaci, e le sue pensioni per uomini e donne. Nel ristoro  per i viaggiatori hanno un gran numero di tavoli e più di tremila letti per i malati.”

 

Non si è capito dove si trovassero questi altri edifici.
Basandosi sui reperti archeologici di un muro di cinta meridionale del complesso della chiesa di Nea, e ipotizzando che il complesso fosse simmetrico, gli archeologi stimano la larghezza complessiva del complesso a 105 m.
Secondo Graham (2008), la  Nea fu un messaggio monumentale per trasmettere la politica imperiale di Giustiniano. Testimonianza della presenza imperiale in Palestina e della concezione di Giustiniano come imperatore cristiano.

mosaico di Madaba

Il mosaico di Madaba

 

Nel quartiere ebraico, passando dal cardo romano, è esposta la copia del famosissimo mosaico di Madaba. Ritrovato in Giordania, il mosaico è spesso copiato e riportato su tanti souvenir.

Vi è raffigurata la città di Gerusalemme nel secolo VI, con tutti i suoi monumenti importanti. Nella mappa si vedono tre chiese: due con l’entrata rivolta a Ovest e l’altare a Est (cosi’ era consuetudine orientare tutte le chiese bizantine e crociate), una terza è curiosamente orientata in senso contrario.  L’artista ha dovuto quindi rovesciare la visuale , con un’entrata monumentale a tre porte. Da questi particolari gli storici deducono che quest’ultima fosse la prima Basilica del Santo Sepolcro. Tuttavia L’attuale basilica del non è sul cardo, e non è rivolta a Ovest.

All’epoca dei Crociati, quando fu ricostruita la chiesa, il Cardo era stato ridimensionato e quindi non era più la via principale della città.  Inoltre, i musulmani, avendo nel frattempo costruito una moschea nell’atrio dell’edificio costantiniano, limitarono l’estensione utilizzabile. La nuova chiesa fu quindi orientata a Est, come voleva la tradizione.

La porta di Damasco si identifica a sinistra della mappa, con la piazza ovale e  la colonna. Questa porta viene chiamata dagli arabi Bab el Amud sebbene non ricordano il perché.  Si nota il cardo massimo in tutta la sua lunghezza, e il cardo bizantino fino alla grande chiesa di Santa Maria la Nea. A metà strada, coi gradini davanti, si distinguono il Santo Sepolcro, (cioè il Martyrium), l’Anastasis e il mausoleo sopra la tomba.  La chiesa in fondo a sinistra è quella di Sion, del vescovo Giovanni del IV secolo.
In fondo a destra, una piccola casa è il Cenacolo. All’uscita vi è l’altro decumano. Poi il cardo Valensis, verso la porta dei Magrebini.
Il Tempio non è segnato, perché in quel tempo era tutto in rovina. Si esce poi alla porta dei leoni.
I tetti in rosso segnano le diverse chiese, si possono distinguere ancora in parte.

Di Jo Taiana

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